PRESENTAZIONE
FAUSTO COPPI
GINO BARTALI
FIORENZO MAGNI
GIUSEPPE CASTELNOVI
IL LIBRO
MUSEO DEL GHISALLO
 
“TRE UOMINI D’ORO” AL MUSEO DEL CICLISMO
 

Dal 24 settembre la mostra dedicata a Fausto Coppi, Gino Bartali e Fiorenzo Magni, nell’ambito della VII edizione di “Dal Ghisallo al Muro”

Tre campioni, tre miti, ma soprattutto tre uomini veri. Anzi, d’oro. Così Giuseppe Castelnovi, già caporedattore della Gazzetta dello Sport, definisce Fausto Coppi, Gino Bartali e Fiorenzo Magni nel volume da lui curato, pubblicato da Edit Vallardi e presentato al pubblico in occasione dell’ultima Milano-Sanremo. Appunto ai Tre uomini d’oro è dedicata la mostra che il Museo Internazionale del Ciclismo del Ghisallo di Magreglio (Como) ospiterà da sabato 24 settembre (inaugurazione ore 11.30, ingresso libero) nell’ambito della VII edizione di “Dal Ghisallo al Muro”.

Attraverso le immagini esposte la mostra ripercorrerà i contenuti del libro, forse il più importante mai realizzato sui tre grandi campioni, edito anche in inglese, tedesco, francese e olandese/fiammingo e in vendita al Museo per tutto il periodo della rassegna.

Secondo il progetto curato da Gianni Torriani e Carlo Boldorini, nelle tre sale al pianterreno del Museo, dedicate a Coppi, Bartali e Magni nei loro caratteristici appellativi - rispettivamente “L’Airone”, “L’Aquila” e “Il Leone” -, introdotte da simpatiche caricature (opera di Stefano Frosini), saranno presentate una cinquantina delle oltre 400 foto pubblicate nel volume. Il visitatore sarà così guidato a rivivere un’epoca davvero indimenticabile, non solo attraverso le imprese sportive dei tre fuoriclasse, ma anche scavando nel loro “dietro le quinte” e ampliando l’aneddotica relativa a Fausto, Gino e Fiorenzo grazie a una documentazione in gran parte inedita e ricca di risvolti curiosi.

L’apertura della mostra (orari di visita: martedì-venerdì 9.30-17.30, sabato e domenica 9-18, lunedì chiuso) sottolinea l’adesione del Museo Internazionale del Ciclismo del Ghisallo all’iniziativa “Fai il pieno di cultura 2011”, promossa da Regione Lombardia in collaborazione con le Province lombarde da venerdì 23 a domenica 25 settembre. La manifestazione - che raccoglie centinaia e centinaia di proposte, attività, spettacoli e incontri organizzati da musei, biblioteche, istituti e luoghi di cultura e siti Unesco diffusi nel territorio regionale - coincide tra l’altro con le Giornate Europee del Patrimonio 2011 (sabato 24 e domenica 25 settembre), che vedranno musei e luoghi di cultura aperti gratuitamente in tutto il nostro Paese con lo slogan “Italia tesoro d’Europa”.

La VII edizione di “Dal Ghisallo al Muro” ha il patrocinio della Comunità Montana del Triangolo Lariano e della Provincia di Como (Assessorato Marketing Territoriale) ed è sponsorizzata da Fnm Group e Diavolina.


 
 
Magni, Bartali e Coppi
 

FAUSTO COPPI

Fausto Coppi nacque a Castellania il 15 settembre 1919. Tra i più grandi campioni della storia del ciclismo, ancora oggi è tra i più popolari fuoriclasse dello sport di tutti i tempi.

Eccellente passista e scalatore, era corridore completo e in grado di affermarsi sia nelle corse a tappe, sia nelle classiche di giornata. Fu anche ottimo pistard. Dal fisico apparentemente sgraziato, Coppi era dotato di una notevole agilità muscolare e di un sistema cardiorespiratorio fuori dal comune, qualità che ne esaltavano la resistenza sotto sforzo. La struttura ossea molto fragile e le ripetute fratture lo costrinsero tuttavia a pause forzate dell’attività. Anche la seconda guerra mondiale ne condizionò la carriera: la sospensione delle competizioni a causa del conflitto, infatti, giunse subito dopo le sue prime importanti vittorie.

Nel suo palmarès figurano cinque Giri d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), due Tour de France (1949 e 1952), cinque Giri di Lombardia (1946, 1947, 1948, 1949 e 1954), tre Milano-Sanremo (1946, 1948 e 1949) e i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone nel 1950. Fu campione del mondo nel 1953. In pista fu campione del mondo d’inseguimento nel 1947 e nel 1949 e primatista dell’ora (45,798 km) dal 1942 al 1956. Leggendaria fu la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra e immortalò un’intera epoca sportiva.

Le imprese sportive, le tormentate vicende familiari (la separazione dalla prima moglie e il secondo matrimonio con Giulia Occhini) e le tragiche circostanze della morte (a Tortona, il 2 gennaio 1960, a causa della malaria che l’aggredì dopo un viaggio in Africa) ne hanno fatto un’icona, consegnata alla storia italiana con l’esclusivo soprannome di “Campionissimo”. A cinquant'anni dalla scomparsa, la sua fama resta immutata.

 
 
Fausto Coppi
 

GINO BARTALI

Gino Bartali nacque a Ponte a Ema il 18 luglio 1914. Con le imprese compiute nel ciclismo nell’arco di vent’anni di carriera ha scritto alcune delle pagine più famose della storia dello sport in Italia. Dotato di grande resistenza alla fatica e di una determinazione fuori del comune - che gli valsero il soprannome di “uomo di ferro”, oltre a quello di “Ginettaccio” -, dava il meglio di sé in salita, ma sapeva farsi valere anche sul passo e allo sprint. Le sue qualità emergevano soprattutto in giornate caratterizzate da difficili condizioni meterorologiche.

Vinse tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946), due Tour de France (1938 e 1948), due Giri della Svizzera (1946, 1947), tre Giri di Lombardia (1936, 1939, 1940), cinque Giri di Toscana (1939, 1940, 1948, 1950, 1953) e numerose altre classiche. È stato tre volte campione italiano su strada. Da ricordare, in particolare, la sua vittoria al Tour de France 1948, che a detta di molti contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti.

Come Coppi (più giovane di cinque anni), anche Bartali vide notevolmente condizionata la sua carriera dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori. Dopo essersi sfidati a lungo, nel 1959 i due grandi rivali si ritrovarono insieme alla San Pellegrino: Bartali come direttore sportivo, Coppi come capitano. Ma l’improvvisa morte del “Campionissimo” vanificò quel tentativo di sodalizio.

Presente fino all’ultimo in carovana - anche nelle vesti di giornalista e commentatore, indossate con la proverbiale vena polemica -, Bartali si è spento a Firenze il 5 maggio 2000. Il 25 aprile 2006 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla moglie Adriana la medaglia d’oro al valor civile per aver aiutato e salvato molti ebrei durante la seconda guerra mondiale.

 
 
Gino Bartali

FIORENZO MAGNI

Fiorenzo Magni è nato a Vaiano di Prato il 7 dicembre 1920. Emblema del campione grintoso e determinato, ma anche abile stratega, era un eccellente passista, forte in volata e spericolato discesista. Rivale di Coppi e Bartali, ha saputo ritagliarsi uno spazio importante, fino a meritarsi l’appellativo di “terzo uomo”.

Allievo e poi dilettante tra il 1936 e il 1940 (quando correva e contemporaneamente lavorava per mantenere la famiglia dopo la morte del padre), passò professionista nel 1941 con la Bianchi, dove rimase per quattro stagioni.

Dopo la guerra, vinse il Giro d’Italia nel 1948, anche se l’affermazione fu guastata dalle polemiche relative a spinte che avrebbe ricevuto in salita. Si prese la rivincita nel 1951, quando riconquistò la maglia rosa al cospetto di Coppi, Bartali, Bobet, Koblet, Kübler e Van Steenbergen. Fece il tris nel 1955, a quasi 35 anni (è il più anziano vincitore della corsa a tappe). L’anno dopo concluse il Giro al secondo posto malgrado una spalla fratturata, reggendo il manubrio con un tubolare stretto fra i denti.

Deve il soprannome di “Leone delle Fiandre” alla tripletta consecutiva (1949-1950-1951) nel Giro delle Fiandre, tra le più prestigiose “classiche” internazionali. Nel suo palmarès anche tre Campionati nazionali, tre Giri del Piemonte e tre Trofei Baracchi. Al Tour de France 1950, mentre era maglia gialla, si ritirò con la squadra dopo l’aggressione a Bartali da parte di alcuni facinorosi sull’Aspin.

Negli ultimi anni di attività è stato il promotore delle sponsorizzazioni delle squadre da parte di industrie extraciclistiche. Ritiratosi dalle corse, ha ricoperto numerosi incarichi dirigenziali, tra cui Ct della Nazionale, presidente dell’Associazione Corridori e della Lega del Professionismo. È presidente del Museo del Ciclismo del Ghisallo.

 
Fiorenzo Magni
 
 

GIUSEPPE CASTELNOVI

È nato a Rossiglione (Genova) nel 1932. Ha alle spalle quasi mezzo secolo di giornalismo in gran parte svolto alla Gazzetta dello Sport, di cui è stato a lungo caporedattore centrale e di cui è considerato una delle memorie storiche. Nel 1996 ha curato tutte le iniziative editoriali legate al centenario della “rosea” realizzando anche mostre fotografiche (Il Giro racconta e una monografica su Fausto Coppi).

Tra i suoi libri, TuttoCoppi (premio Emilio De Martino 2000), Cento anni di Giro (con Pier Bergonzi), Coppi, ma Serse (con Marco Pastonesi), Una vita da gregario (con Marco Pastonesi), Bella è la sera. Bruno Raschi (con Marco Pastonesi), 365 campioni in bici e Ghisallo, cuore del ciclismo.

Dal 1998 cura la realizzazione di un calendario dedicato a Coppi che coinvolge storia, personaggi e letteratura del ciclismo. Per “Dal Ghisallo al Muro” ha curato le mostre Dal Ghisallo al Muro (2005), Immagini storiche del Giro di Lombardia (2007), Mondiali di ciclismo: i successi italiani (2008) e Giro d’Italia. Le tre epoche (2009).

 
 
Giuseppe Castelnovi
 

IL LIBRO

Un libro che parla di tre protagonisti di un’epoca tuttora definita «l’età dell’oro del ciclismo». È Tre uomini d’oro. Fiorenzo Magni - Gino Bartali - Fausto Coppi, di Giuseppe Castelnovi (EditVallardi, 168 pagine, 40 euro), presentato alla vigilia dell’ultima Milano-Sanremo e in vendita nelle migliori librerie (può essere richiesto anche scrivendo a segreteria@editvallardi.com). A detta di molti si tratta forse dell’opera più importante mai pubblicata sui tre grandi campioni (edita anche in inglese, tedesco e francese e olandese/fiammingo).

Attraverso documenti ufficiali, scritti originali, firme autografe e oltre 450 immagini (in gran parte inedite), Castelnovi - già caporedattore della Gazzetta dello Sport e autore di numerosi volumi sul ciclismo - aiuta a rivivere quegli anni d’oro caratterizzati dalle imprese e dalla rivalità di Gino Bartali e Fausto Coppi, sfidati senza tregua da campioni di Francia, Belgio, Olanda e Svizzera, con l’aggiunta del “terzo uomo”, quel Fiorenzo Magni che più di una volta è riuscito a mettere la sua ruota davanti a quelle dei due grandi antagonisti.

Dal cassetto della memoria riemerge così la realtà (a volte inedita, e per le ultime generazioni assolutamente nuova) di un’epoca a cavallo della seconda guerra mondiale. Ma non si tratta di una realtà fredda, fatta di numeri, di rapporti, di medie orarie, di distacchi. E non è neppure una realtà romanzata, bensì consolidata attraverso immagini e curiosità, testimonianze e aneddoti. È un libro il cui testo non nasce dalla fantasia di chi scrive, ma dalla documentazione che lo illustra. Le lettere, le fotografie, i disegni, le caricature, le firme autografe, le pubblicità legate al loro nome e alla loro popolarità, il materiale prestato da moltissimi collezionisti, sono i protagonisti. Sono loro a suggerire il testo.

Come è stato detto, «qualche libro si guarda, qualche altro si legge. Questo, si guarda e si legge insieme. Perché fin dalle prime pagine il tempo si ferma e torna a quell’epoca d’oro per il ciclismo italiano che sa di speranza, di rinascita , di polvere, di sudore e di salite che non finiscono mai».

 
Il libro
 

IL MUSEO INTERNAZIONALE DEL CICLISMO DEL GHISALLO

Sul Colle del Ghisallo c’è la “casa” dei ciclisti di tutto il mondo. È il Museo del Ciclismo (www.museodelghisallo.it), sognato già negli anni Cinquanta da don Ermelindo Viganò (primo rettore del Santuario mariano) e divenuto realtà nel 2006 grazie all’impegno profuso dalla Fondazione presieduta da Fiorenzo Magni e al sostegno di numerose istituzioni: Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Gazzetta dello Sport, Provincia di Como, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Coni provinciale di Como, Santuario Madonna del Ghisallo, Parrocchia di Magreglio, Università degli Studi dell’Insubria, Comuni di Magreglio, Asso, Barni, Caglio, Eupilio, Lasnigo e Sormano.

Il progetto degli architetti Davide Bergna e Pier Federico Caliari ha armoniosamente inserito nel contesto del Colle i 3400 mq di superficie del Museo, con una struttura “a onde” che sfrutta il digradare del terreno riducendo al minimo l’impatto visivo. All’interno, un unico salone espositivo di circa 2500 mq, diviso in diversi ambienti e percorso dal visitatore lungo rampe che richiamano idealmente i tornanti alpini e dolomitici, facilitando l’accesso ai disabili e agli stessi ciclisti ancora in sella. La facciata a vetrate apre lo sguardo sullo sfondo spettacolare delle Grigne e del Lario. La parete laterale, invece, è interamente ricoperta da un suggestivo “murale” fotografico che riassume un secolo di due ruote, dai pionieri ai campioni di oggi.

Il Museo del Ghisallo si caratterizza per un duplice filone di ricerca e conservazione: l’uomo (il campione nella sua dimensione sportiva e morale) e il mezzo (la bicicletta nella sua dimensione tecnologica e produttiva). L’esposizione permanente dei cimeli storici si integra con rassegne tematiche temporanee, mentre le postazioni multimediali consentono un approccio interattivo al patrimonio del Museo.

Cinque sono le sezioni tematiche. “Cimeli” è la più classica, con una teca di biciclette (da quella dei Bersaglieri della Grande Guerra alla Colnago-Ferrari), trofei, maglie e documenti donati al Santuario, che transitano dal Museo a rotazione. La “Grande Enciclopedia del Ciclismo” raccoglie le biciclette espressamente donate al Museo, le gigantografie dei campioni e il software che presenta documenti e immagini. “Ciak e campioni - 100 film sul ciclismo” riunisce la dotazione di audiovisivi, documentari, lungo e cortometraggi. “24 + 24”, invece, è una retrospettiva sui 48 big che vantano il miglior palmarès, da Costante Girardengo a Lance Armstrong. “L’uomo e il suo mezzo”, infine, illustra il design e la tecnologia della bici da corsa. La Gazzetta dello Sport ha una “vetrina” di prime pagine storiche sui grandi avvenimenti del ciclismo. Completano la struttura una sala conferenze da 100 posti, una biblioteca, spazi per riunioni, merchandising e coffee-shop, uffici, depositi e servizi.

Quello del Ghisallo è l’unico museo al mondo dedicato a “tutto” il ciclismo: per questo si occupa di strada, pista, ciclocross, mtb e bmx, ma anche di chi il ciclismo lo fa vivere (aziende e artigiani del settore) e di chi lo racconta e lo diffonde attraverso i mass media. Vuol essere non solo una memoria del passato, ma anche una fotografia del presente e una finestra aperta sul futuro, con una fitta rete di attività di promozione culturale, sportiva e scientifica, tra cui spiccano una scuola di mountain-bike, un Centro studi di medicina sportiva e uno di design e tecnologia.

Negli anni scorsi la vita del Museo è stata animata da incontri con campioni e protagonisti del mondo della bicicletta (il ciclo “Storie di ciclismo”), conferenze, visite guidate per le scuole, proiezioni di filmati storici e delle dirette televisive di numerose corse, rassegne fotografiche e artistiche.

 
museo del ghisallo