PRESENTAZIONE
VINCENZO TORRIANI
PAOLO BETTINI
GIOVANNI TREDICI
CLAUDIO FERRETTI
VILLA RIZZOLI DI CANZO
 
 
 
 
12° PREMIO INTERNAZIONALE
"VINCENZO TORRIANI"
 
Paolo Bettini, Giovanni Tredici e Claudio Ferretti sono i vincitori del Premio internazionale “Vincenzo Torriani” 2009. Al fuoriclasse toscano medaglia d’oro alle Olimpiadi e due volte campione del mondo, allo stimato medico sportivo che da molti anni veglia sull’incolumità dei componenti della “carovana” del Giro d’Italia e al giornalista, scrittore e radiocronista “voce” del ciclismo tra le più competenti e appassionate, è stato assegnato il riconoscimento intitolato al grande patròn, giunto alla dodicesima edizione e destinato “a chi ama il ciclismo e lo fa vivere”.

La cerimonia di consegna avrà luogo venerdì 16 ottobre presso Villa Rizzoli a Canzo (Como), a partire dalle 11 (ingresso a inviti). Sarà condotta da Auro Bulbarelli, “voce” del Giro d’Italia per la Rai. Ai tre premiati sarà consegnato il trofeo opera dello scultore Domenico Greco, composto da un basamento sormontato da una figura stilizzata in bronzo, che rappresenta un ciclista nel momento del massimo sforzo in salita.

Il Premio internazionale “Vincenzo Torriani” è nato nel 1998 su iniziativa della Associazione “Emilio De Martino” presieduta dal compianto Aldo De Martino, per ricordare il grande organizzatore del Giro d’Italia e di numerose altre corse. In questi anni il Premio ha celebrato l’opera di personaggi impegnati nella tutela e nella promozione dei valori del ciclismo: ex campioni, imprenditori, organizzatori, dirigenti, giornalisti.

Durante la cerimonia, l’associazione promotrice - oggi rinominata “Aldo ed Emilio De Martino” - consegnerà anche il premio “Cuore d’Argento” (II edizione) a un giovane giornalista particolarmente distintosi nella professione.

 
 
Paolo Bettini - Giovanni Tredici - Claudio Ferretti
 
 
ALBO D’ORO

1998: Sergio Zavoli e Rino Negri

1999: Carmine Castellano e Pietro Garinei

2000: Fiorenzo Magni e Alfredo Martini

2001: Vittorio Adorni ed Eddy Merckx

2002: Candido Cannavò

2003: Ercole Baldini, Ernesto Colnago e Ferruccio Dardanello

2004: Felice Gimondi, Paolo Sorbini e Fred Mengoni

2005: Francesco Moser, Giorgio Albani e Costantino Ruggiero

2006: Giuseppe Saronni, Renato Di Rocco e Pietro Ferrero

2007: Miguel Indurain, Valentino Campagnolo e Sergio Neri

2008: Adriana Bartali, Franco Ballerini e Gian Paolo Ormezzano

 
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La premiazione dell’edizione del 2008: Gian Paolo Ormezzano, Adriana Bartali e
Franco Ballerini con i fratelli Torriani
 
 
PROFILO DI VINCENZO TORRIANI
 

Bruno Raschi, indimenticabile cantore della bicicletta, di lui scrisse che «deve probabilmente discendere da una fierissima stirpe di esploratori». E l’altrettanto indimenticabile Candido Cannavò ne fece questo ritratto: «Un comandante assoluto... Nel suo cervello si realizzava, chilometro per chilometro, la sintesi mobile di quella straordinaria avventura della strada. Gli episodi avvenuti si mescolavano con il loro successivo sviluppo, con tutto ciò che poteva esserci dopo la prossima curva o sotto le sbarre di un inquietante passaggio a livello. Il pericolo era un nemico da accarezzare e poi da cogliere in anticipo...».

Nato il 17 settembre 1918 a Novate Milanese, Vincenzo Torriani cominciò ad aiutare il padre nel suo oleificio. Internato in Svizzera durante il secondo conflitto mondiale, dopo la guerra entrò nell’orbita del Giro d’Italia, affiancando nel 1946 il vecchio Armando Cougnet, crescendo in fretta alla sua scuola e subentrandogli definitivamente nel 1948. Dedicò al ciclismo quasi mezzo secolo della sua vita. La Gazzetta dello Sport gli affidò la direzione organizzativa delle corse e in quella veste Torriani legò il suo nome alla rinascita del quotidiano e alla valorizzazione delle principali competizioni del calendario nazionale: Giro d’Italia, Milano-Sanremo, Giro di Lombardia...

Tratto distintivo della sua opera era l’attenzione costante ad affiancare all’aspetto agonistico e sportivo quello sociale, turistico e culturale. Innumerevoli le sue innovazioni, come l’inserimento del Poggio nella Milano-Sanremo, del Muro di Sormano nel Giro di Lombardia (entrambi risalgono al 1960) e di tante ascese storiche nel Giro d’Italia: lo Stelvio (1953), il Gavia (1960), l’Etna, il Block Haus e le Tre Cime di Lavaredo (1967), le Torri del Vajolet (1976). Grazie alla fantasia di Torriani la corsa rosa “invase” spazi impensati: i Cortili pontifici in Vaticano (1974), Piazza dei Miracoli a Pisa (1977), Piazza San Marco a Venezia (1978), l’Arena di Verona (1981), Piazza del Campo a Siena (1986).

Nel 1961 il Giro festeggiò il Centenario dell’Unità d’Italia partendo da Torino, imbarcandosi da Genova per la Sardegna e successivamente per la Sicilia dove, da Marsala, ripartì verso nord. Nel 1973 diventò “europeo”, toccando nel suo tracciato il Belgio, la Germania, l’Olanda, il Lussemburgo, la Francia e la Svizzera. Nel 1983 la corsa venne brevemente “neutralizzata” per consentire alla carovana di visitare la Comunità di San Patrignano. Tra le altre “invenzioni” di Torriani, l’inserimento del prologo a precedere la prima tappa del Giro (1971, inizialmente non valido per la classifica generale) e l’organizzazione della Gran Fondo Milano-Roma (600 km), al termine del Giro del 1979.

A tredici anni dalla scomparsa (24 aprile 1996), il ricordo di Torriani è ancora vivo in carovana. Gino Palumbo, storico direttore della “rosea”, probabilmente lo presagiva quando scrisse che «solo due persone in qualsiasi strada d’Italia vengono acclamate se si espongono dal tetto di una macchina: il Papa e Torriani».

 
 
Vincenzo Torriani (foto: Fabrizio Delmati)
 
 
PAOLO BETTINI
 

Paolo Bettini, detto “Grillo”, è nato a Cecina (Livorno), il 1º aprile 1974. Ha ereditato la grande passione per il ciclismo dal padre Giuliano e dal fratello maggiore Sauro, anch’egli corridore.

Dopo la trafila nelle categorie minori, passa professionista nel 1997. Nelle prime stagioni corre in appoggio ai capitani della sua squadra, in particolare Johann Museeuw e Michele Bartoli. La “classica” che lo porta alla ribalta è la Liegi-Bastogne-Liegi, vinta per la prima volta nel 2000.

Quel successo lo proietta nel novero dei migliori interpreti delle principali gare in linea del calendario internazionale. In questo senso la sua stagione migliore è il 2003, quando vince la Milano-Sanremo, la Hew-Cyclassics Cup e la Clásica de San Sebastián. Per tre anni consecutivi (2002, 2003 e 2004) vince la Coppa del Mondo, un primato assoluto.

Nel 2004 vince la prova individuale su strada alle Olimpiadi di Atene, dopo una gara perfetta: scatta in salita e batte allo sprint il portoghese Paulinho. Il Mondiale, invece, sembra stregato fino al 2006, quando finalmente conquista la maglia iridata sul traguardo di Salisburgo. Pochi giorni dopo trionfa in solitudine anche al Giro di Lombardia, dedicando la vittoria al fratello Sauro, appena deceduto in un incidente stradale. La stagione successiva è ricca di piazzamenti, ma a Stoccarda Bettini si conferma campione del mondo battendo in volata il russo Kolobnev.

Nel 2008, dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Pechino, si prepara a difendere la maglia iridata sul circuito di Varese. Ma alla vigilia della prova annuncia il suo ritiro al termine della corsa. La trionfale “passerella” con cui compagni, avversari e pubblico lo salutano l’indomani sulle strade varesine è la migliore testimonianza della stima e della considerazione nutrita da tutti per l’uomo prima ancora che per il campione.

 
 
La prima vittoria iridata di Paolo Bettini (Salisburgo 2006)
 
 
GIOVANNI TREDICI
 
Nato a Pavia nel 1944, Giovanni Tredici si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano nel 1969, ottenendo il massimo dei voti e la lode. Presso lo stesso ateneo ha conseguito il diploma di specializzazione in Neurologia e successivamente in Medicina dello sport.

Dal 1970 al 1982 ha svolto l’attività di medico presso la Divisione di Neurologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza

Dal 1978 al 1982, presso la facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano, è stato professore incaricato di Neuroanatomia, disciplina della quale è successivamente diventato professore associato. Nel 1985 è diventato professore ordinario di Anatomia sempre presso la facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano. Nel 1999 si è trasferito all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove tuttora svolge la sua attività di insegnamento.

Dal 2000 al 2006 ha diretto il Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche, che è tornato a dirigere quest’anno, dopo un triennio trascorso quale presidente dei corsi di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria e Igiene dentale.

Dal 1982 svolge attività di assistenza medica nelle principali corse ciclistiche italiane, in modo particolare al Giro d’Italia. Dalla stagione 1987 è diventato responsabile del gruppo dei medici impegnati nell’assistenza alle gare.

Ha svolto attività di ricerca specialmente nella Neurologia e nella Neuropatologia sperimentale, ma anche nella Medicina dello sport. Ha pubblicato più di 150 lavori scientifici su riviste internazionali.


 
 
Giovanni Tredici
 
 
CLAUDIO FERRETTI
 

Figlio di Mario (la voce del ciclismo e di Coppi), Claudio Ferretti, nato a Roma il 21 aprile 1943, ha lavorato alla Rai per 40 anni, dal 1963 al 2003. Già da collaboratore, nel 1966 con Enrico Ameri, Sandro Ciotti e Alfredo Provenzali entra a far parte dello storico quartetto di Tutto il calcio, minuto per minuto. Nel 1969 viene assunto, dopo aver partecipato all’ultimo corso per radiotelecronisti organizzato dalla Rai, dal quale escono tra gli altri Bruno Vespa, Bruno Pizzul, Paolo Frajese e Nuccio Fava. Come inviato, segue per la radio i più importanti avvenimenti di calcio, ciclismo, atletica e pugilato. Tra le sue radiocronache, da ricordare la prima sfida tra Benvenuti e Monzon, il duello tra Bertoglio e Galdos sullo Stelvio, il tris di Alberto Cova (Europei di Atene, Mondiali di Helsinki, Olimpiadi di Los Angeles). È anche autore del documentario 5 minuti a mezzogiorno, sulla dittatura dei colonnelli in Grecia. Nel 1988 passa in televisione, prima come conduttore del Tg3 di Alessandro Curzi, poi come caporedattore dello sport e della cultura, ideatore e conduttore di rubriche tra le quali spiccano Anni azzurri e Telesogni.

Per tre anni, dal 1998 al 2000, in coincidenza con il ritorno del Giro alla Rai, conduce Il processo alla tappa. Nel 2003 decide di lasciare la RAI per dedicarsi completamente ai libri: tra gli altri, Mammarai con Barbara Scaramucci e Umberto Broccoli, Ricorderai ancora con Barbara Scaramucci, il volume di racconti La stanza di Berkeley e Anni azzurri, una storia dello sport italiano dal dopoguerra al Duemila. Sua anche Le grandi emozioni dello sport, la più completa opera in videocassette sullo sport mondiale dell’ultimo mezzo secolo.

Nel 2008 pubblica con Augusto Frasca la monumentale Garzantina dello sport.

 
 
Claudio Ferretti e Marco Pantani
 
 
VILLA RIZZOLI DI CANZO
 
Costruita agli inizi del Novecento su progetto dell’architetto Fenoglio in una singolare collocazione ambientale, la struttura architettonica a balconate e terrazze multiple è caratterizzata da un fantasioso stile medioevale, sottolineato dal ricorso quasi integrale alla pietra a vista. Primo proprietario fu Magno Magni, capostipite dell’industria chimica italiana e successivamente esponente politico di primo piano. Alla sua morte, alla fine degli anni Trenta, la Villa passò all’editore Angelo Rizzoli.
L’interno colpisce per la ricercata eleganza. Tra ampi saloni e caratteristici scaloni si distingue la sala da pranzo, dove sono conservati alcuni imponenti dipinti murali di Achille Beltrame, illustratore della Domenica del Corriere (suo anche l’affresco degli angeli che sovrasta la hall). La biblioteca custodisce invece l’Humana Gens, ciclo di affreschi del pittore Silvio Bicchi, allievo di Giovanni Fattori e illustratore della Divina Commedia per Alinari. Graziosa la limonaia, dalle cui vetrate lo sguardo spazia sull’ampio giardino.
Dopo un lungo periodo di abbandono e di incuria, tutti questi spazi sono stati sapientemente ristrutturati tra il 1994 e il 1998 dalla holding attuale proprietaria. Per quanto possibile, gli ambienti, gli arredi e le decorazioni sono stati riportati al loro aspetto originale con stile e competenza, come si deduce dal garbo e dalla passione con cui l’amministratore Angelo Colombo illustra i lavori effettuati: «Negli ultimi anni - spiega - stiamo fortunatamente assistendo al diffondersi di una rinnovata sensibilità circa il recupero di queste dimore e alla valorizzazione della loro importanza storica e culturale».
Eguale perizia e attenzione è stata riservata al parco, per liberarlo dalla vegetazione cresciuta in modo spontaneo e incontrollato e per reinsediarvi essenze arboree e piante originali. Attraversato da numerosi sentieri e viottoli, illuminato da suggestivi giochi di luce e “vegliato” da caratteristiche statue in pietra, racchiude al suo interno una chiesetta, la Fontana delle Vittorie e un piccolo anfiteatro.
Tutto, insomma, concorre a fare di Villa Rizzoli - che è possibile affittare per ricevimenti, mostre, meetings, ecc - la degna cornice di eventi davvero “speciali”.
Info: Villa Rizzoli, via Verza 23, Canzo - tel. 335.6867666 / 335.245515 -
www.villaexmagnirizzoli.it - info@villaexmagnirizzoli.it
 
 
Villa Rizzoli - Canzo