PRESENTAZIONE
FAUSTO COPPI
GINO BARTALI
COPPI E BARTALI AL GHISALLO
VITO LIVERANI
GIUSEPPE CASTELNOVI
MUSEO DEL GHISALLO
NONSOLOTURISMO
 
 
I MITI DI FAUSTO E GINO
 
Il Colle della Madonna del Ghisallo è intimamente connesso ai miti di Fausto Coppi e Gino Bartali. Innanzitutto perché questa salita è stata teatro delle loro imprese durante i Giri di Lombardia (Coppi ne vinse cinque, Bartali tre). E poi perché tutto l’ambiente “parla” di loro.

Ora, a cinquant’anni dalla morte di Coppi (2 gennaio 1960) e a dieci anni da quella di Bartali (5 maggio 2000), “Dal Ghisallo al Muro” rende onore ai due campioni con la mostra fotografica I miti di Fausto e Gino, che il Museo Internazionale del Ciclismo del Ghisallo ospita a partire dal 19 settembre (inaugurazione alle 11.30, ingresso libero).

E' stata in esposizione una selezione dello sterminato archivio fotografico di Vito Liverani (Omega Fotocronache), fondatore delle agenzie Olympia e Omega, che nella sua carriera ha immortalato tutti i più grandi campioni dello sport. Coppi e Bartali hanno un posto di riguardo nella sua “galleria”: Liverani, tra l’altro, è il “custode” del segreto legato alla famosa fotografia che ritrae Fausto e Gino nell’atto di passarsi una bottiglia di acqua minerale durante il Tour de France del 1952.

La selezione di immagini esclusive è stata curata da Giuseppe Castelnovi, già caporedattore della Gazzetta dello Sport, che, con la consueta perizia e il senso della storia proprio di chi ha intensamente frequentato il mondo dello sport, lungo le suggestive rampe che dall’ingresso conducono nel cuore del Museo ha “costruito” una rassegna di immagini ora avvincenti, ora commoventi, ora divertenti e curiose. Sono stati inoltre esposti 12 pannelli dal titolo “L’Airone e l’Aquila”, gentilmente messi a disposizione dal “Consorzio Turistico Terre di Fausto Coppi”.

All’inaugurazione della mostra sono interbìvenuti tra gli altri Fiorenzo Magni, presidente della Fondazione Museo del Ciclismo del Ghisallo, Vito Liverani, Giuseppe Castelnovi, il giornalista Sergio Meda ospiti e rappresentanti delle istituzioni locali.

Periodo e orari di apertura: 19 settembre - 17 ottobre, martedì-venerdì 9.30-17.30, sabato e domenica 9-18, lunedì chiuso


 
 
Coppi e Bartali
 

FAUSTO COPPI

Fausto Coppi nacque a Castellania il 15 settembre 1919. Tra i più grandi campioni della storia del ciclismo, ancora oggi è tra i più popolari fuoriclasse dello sport di tutti i tempi.

Eccellente passista e scalatore, era corridore completo e in grado di affermarsi sia nelle corse a tappe, sia nelle classiche di giornata. Fu anche ottimo pistard. Dal fisico apparentemente sgraziato, Coppi era dotato di una notevole agilità muscolare e di un sistema cardiorespiratorio fuori dal comune, qualità che ne esaltavano la resistenza sotto sforzo. La struttura ossea molto fragile e le ripetute fratture lo costrinsero tuttavia a pause forzate dell’attività. Anche la seconda guerra mondiale ne condizionò la carriera: la sospensione delle competizioni a causa del conflitto, infatti, giunse subito dopo le sue prime importanti vittorie.

Nel suo palmarès figurano cinque Giri d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), due Tour de France (1949 e 1952), cinque Giri di Lombardia (1946, 1947, 1948, 1949 e 1954), tre Milano-Sanremo (1946, 1948 e 1949) e i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone nel 1950. Fu campione del mondo nel 1953. In pista fu campione del mondo d’inseguimento nel 1947 e nel 1949 e primatista dell’ora (45,798 km) dal 1942 al 1956. Leggendaria fu la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l’Italia nell’immediato dopoguerra e immortalò un’intera epoca sportiva.

Le imprese sportive, le tormentate vicende familiari (la separazione dalla prima moglie e il secondo matrimonio con Giulia Occhini) e le tragiche circostanze della morte (a Tortona, il 2 gennaio 1960, a causa della malaria che l’aggredì dopo un viaggio in Africa) ne hanno fatto un’icona, consegnata alla storia italiana con l’esclusivo soprannome di “Campionissimo”. A cinquant'anni dalla scomparsa, la sua fama resta immutata.

 
 
Fausto Coppi
 

GINO BARTALI

Gino Bartali nacque a Ponte a Ema il 18 luglio 1914. Con le imprese compiute nel ciclismo nell’arco di vent’anni di carriera ha scritto alcune delle pagine più famose della storia dello sport in Italia. Dotato di grande resistenza alla fatica e di una determinazione fuori del comune - che gli valsero il soprannome di “uomo di ferro”, oltre a quello di “Ginettaccio” -, dava il meglio di sé in salita, ma sapeva farsi valere anche sul passo e allo sprint. Le sue qualità emergevano soprattutto in giornate caratterizzate da difficili condizioni meterorologiche.

Vinse tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946), due Tour de France (1938 e 1948), due Giri della Svizzera (1946, 1947), tre Giri di Lombardia (1936, 1939, 1940), cinque Giri di Toscana (1939, 1940, 1948, 1950, 1953) e numerose altre classiche. È stato tre volte campione italiano su strada. Da ricordare, in particolare, la sua vittoria al Tour de France 1948, che a detta di molti contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti.

Come Coppi (più giovane di cinque anni), anche Bartali vide notevolmente condizionata la sua carriera dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori. Dopo essersi sfidati a lungo, nel 1959 i due grandi rivali si ritrovarono insieme alla San Pellegrino: Bartali come direttore sportivo, Coppi come capitano. Ma l’improvvisa morte del “Campionissimo” vanificò quel tentativo di sodalizio.

Presente fino all’ultimo in carovana - anche nelle vesti di giornalista e commentatore, indossate con la proverbiale vena polemica -, Bartali si è spento a Firenze il 5 maggio 2000. Il 25 aprile 2006 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla moglie Adriana la medaglia d’oro al valor civile per aver aiutato e salvato molti ebrei durante la seconda guerra mondiale.

 
 
Gino Bartali
 

COPPI E BARTALI AL GHISALLO

Sul Colle del Ghisallo la memoria di Fausto Coppi e Gino Bartali è viva e continuamente rinnovata dalle vestigia dei due campioni. Il Santuario mariano e il Museo Internazionale del Ciclismo conservano numerosi cimeli che alimentano la leggenda dei due fuoriclasse.

Va ricordato anzitutto che Coppi e Bartali furono gli ultimi due tedofori che, il 17 ottobre 1948, completarono il percorso della staffetta ciclistica partita da Roma quattro giorni prima per portare la fiaccola votiva in bronzo benedetta e accesa da Pio XII al Santuario dedicato alla “Patrona celeste dei corridori ciclisti d’Italia e del Mondo”.

Il piazzale antistante il Santuario è oggi dedicato a Bartali. Per molti anni quanti giungevano davano al portichetto d’ingresso venivano “accolti” dal busto di Fausto, opera di Paolo Todeschini. Da qualche anno l’effigie è stata raggiunta e affiancata, come in un’ennesima corsa a inseguimento, da quella di Gino, realizzata da Rosaria Longoni.

Il Museo, invece, ha dedicato a Coppi e Bartali la sua sala conferenze. Un grande pannello fotografico con le firme dei due campioni (l’immagine risale al 1959, quando Coppi e Bartali si ritrovarono insieme alla San Pellegrino, rispettivamente come capitano e direttore sportivo), apre il lungo elenco di oggetti esposti.

Del Campionissimo si possono ammirare la bicicletta con cui stabilì il record dell’ora al Velodromo Vigorelli di Milano nel 1942 (km 45.798) e quella con cui disputò il Tour de France del 1949, la maglia gialla del Tour e una grigia con i bordini iridati. Di Ginettaccio, invece, sono custodite le biciclette dei Tour 1938 e 1948 con le rispettive maglie gialle e un paio di calzoncini neri.

I due campioni sono poi immortalati nei ritratti dell’artista Nani Tedeschi e in una caricatura. Coppi è anche il soggetto di un dipinto, di una foto in corsa durante il Gp a cronometro di Lugano, di una copertina de La Domenica del Corriere del 1965 (nella quale passa simbolicamente lo scettro di “Re della strada” a un giovane Felice Gimondi) e di una cartolina di una mostra tenuta a Seregno nel 2005, con l’invito e i saluti del suo storico gregario Andrea Carrea a Fiorenzo Magni.

Non mancano le curiosità, come una lametta da barba sponsorizzata da Bartali e un ironico elogio funebre coniato dai tifosi del campione toscano all’indirizzo del suo grande rivale.

 
 

Coppi e Bartali con la fiaccola del 1948_Foto Paredi Asso

 
 

VITO LIVERANI

Classe 1929, Vitaliano “Vito” Liverani comincia a fotografare al 12 anni, presso lo studio Baratelli di via Passarella, traversa di corso Vittorio Emanuele, uno dei più famosi di Milano. Dal 1943 al 1945 lavora alla Dotti Bernini, uno stabilimento fototecnico. Dopo la guerra - fino al 1950 - gira diversi studi per affinare le tecniche di sviluppo e stampa.

La passione per il pugilato lo avvicina al fotogiornalismo sportivo. Avvia collaborazioni con la Gazzetta dello Sport, La Notte e La Patria, che lo convincono ad aprire un’agenzia tutta sua, l’Olympia, attuale Olycom. Successivamente fonda l’Omega. Dopo un ventennio di successi, nella notte di Capodanno del 1980 decide di cedere l’attività.

Da un articolo di Marco Pastonesi per la Gazzetta dello Sport

(...) Passano alcuni mesi, neanche un anno, e Liverani decide di fondare l’Omega Fotocronache, un’altra agenzia fotogiornalistica, tuttora esistente. Il suo archivio conta quasi 10 milioni di scatti ma lui stesso non riesce a essere preciso: «Per la mostra di Agnelli - sono quasi tutte sue le fotografie dell’Avvocato esposte prima a Roma, poi a Torino e Milano - pensavo di avere al massimo 2-3 mila negativi. Alla fine erano più di 8000». Un altro esempio? «Fausto Coppi: se non ho 15 mila foto, poco ci manca».

Vito Liverani ha 80 anni e 8 milioni di foto: una memoria e un archivio di incontri e match, partite e corse, immagini e negativi, scatti e ritratti. Verrebbe da dire: il Novecento. Oppure: lo sport in bianco e nero. Se non che Vito - un passato da boxeur, un amore per il ciclismo, una vita vissuta fra camere oscure e chiari di luna - da quasi una decina di anni è sbarcato anche nel Terzo Millennio con la stessa disinvolta voglia di fare. Così, quando annuncia che, scavando in archivio, ha scoperto una miniera su Coppi, a Vito brillano gli occhi. E se gli brillano gli occhi, bisogna andare. Ha ragione, Vito: è una miniera. Strada facendo, ha perso gli amici fotografi, ma ne ha ereditato - pagando - la memoria: valigie di negativi. Carlo Martini, Luigi Bertazzini, Enrico Belluschi, Carlo Fumagalli, Vittoriano Rastelli, Antonio Ferretti, Sergio Penazzo: uomini da marciapiede e tornanti, da balconi e portoni, da volate e gran premi della montagna, da sterrato e asfalto, uomini che s’intrufolavano, che s’imbucavano, che rubavano attimi fuggenti che, senza il loro clic, sarebbero fuggiti. (...)

 

 
vito liverani
 
Vito Liverani
 
 

GIUSEPPE CASTELNOVI

È nato a Rossiglione (Genova) nel 1932. Ha alle spalle quasi mezzo secolo di giornalismo in gran parte svolto alla Gazzetta dello Sport, di cui è stato a lungo caporedattore centrale e di cui è considerato una delle memorie storiche. Nel 1996 ha curato tutte le iniziative editoriali legate al centenario della “rosea” realizzando anche mostre fotografiche (Il Giro racconta e una monografica su Fausto Coppi).

Tra i suoi libri, TuttoCoppi (premio Emilio De Martino 2000), Cento anni di Giro (con Pier Bergonzi), Coppi, ma Serse (con Marco Pastonesi), Una vita da gregario (con Marco Pastonesi), Bella è la sera. Bruno Raschi (con Marco Pastonesi), 365 campioni in bici e Ghisallo, cuore del ciclismo.

Dal 1998 cura la realizzazione di un calendario dedicato a Coppi che coinvolge storia, personaggi e letteratura del ciclismo. Per “Dal Ghisallo al Muro” ha curato le mostre Dal Ghisallo al Muro (2005), Immagini storiche del Giro di Lombardia (2007), Mondiali di ciclismo: i successi italiani (2008) e Giro d’Italia. Le tre epoche (2009).

 
 
Giuseppe Castelnovi
 
 

IL MUSEO INTERNAZIONALE DEL CICLISMO DEL GHISALLO

Sul Colle del Ghisallo c’è la “casa” dei ciclisti di tutto il mondo. È il Museo del Ciclismo (www.museodelghisallo.it), sognato già negli anni Cinquanta da don Ermelindo Viganò (primo rettore del Santuario mariano) e divenuto realtà nel 2006 grazie all’impegno profuso dalla Fondazione presieduta da Fiorenzo Magni e al sostegno di numerose istituzioni: Regione Lombardia, Fondazione Cariplo, Gazzetta dello Sport, Provincia di Como, Comunità Montana del Triangolo Lariano, Coni provinciale di Como, Santuario Madonna del Ghisallo, Parrocchia di Magreglio, Università degli Studi dell’Insubria, Comuni di Magreglio, Asso, Barni, Caglio, Eupilio, Lasnigo e Sormano.

Il progetto degli architetti Davide Bergna e Pier Federico Caliari ha armoniosamente inserito nel contesto del Colle i 3400 mq di superficie del Museo, con una struttura “a onde” che sfrutta il digradare del terreno riducendo al minimo l’impatto visivo. All’interno, un unico salone espositivo di circa 2500 mq, diviso in diversi ambienti e percorso dal visitatore lungo rampe che richiamano idealmente i tornanti alpini e dolomitici, facilitando l’accesso ai disabili e agli stessi ciclisti ancora in sella. La facciata a vetrate apre lo sguardo sullo sfondo spettacolare delle Grigne e del Lario. La parete laterale, invece, è interamente ricoperta da un suggestivo “murale” fotografico che riassume un secolo di due ruote, dai pionieri ai campioni di oggi.

Il Museo del Ghisallo si caratterizza per un duplice filone di ricerca e conservazione: l’uomo (il campione nella sua dimensione sportiva e morale) e il mezzo (la bicicletta nella sua dimensione tecnologica e produttiva). L’esposizione permanente dei cimeli storici si integra con rassegne tematiche temporanee, mentre le postazioni multimediali consentono un approccio interattivo al patrimonio del Museo.

Cinque sono le sezioni tematiche. “Cimeli” è la più classica, con una teca di biciclette (da quella dei Bersaglieri della Grande Guerra alla Colnago-Ferrari), trofei, maglie e documenti donati al Santuario, che transitano dal Museo a rotazione. La “Grande Enciclopedia del Ciclismo” raccoglie le biciclette espressamente donate al Museo, le gigantografie dei campioni e il software che presenta documenti e immagini. “Ciak e campioni - 100 film sul ciclismo” riunisce la dotazione di audiovisivi, documentari, lungo e cortometraggi. “24 + 24”, invece, è una retrospettiva sui 48 big che vantano il miglior palmarès, da Costante Girardengo a Lance Armstrong. “L’uomo e il suo mezzo”, infine, illustra il design e la tecnologia della bici da corsa. La Gazzetta dello Sport ha una “vetrina” di prime pagine storiche sui grandi avvenimenti del ciclismo. Completano la struttura una sala conferenze da 100 posti, una biblioteca, spazi per riunioni, merchandising e coffee-shop, uffici, depositi e servizi.

Quello del Ghisallo è l’unico museo al mondo dedicato a “tutto” il ciclismo: per questo si occupa di strada, pista, ciclocross, mtb e bmx, ma anche di chi il ciclismo lo fa vivere (aziende e artigiani del settore) e di chi lo racconta e lo diffonde attraverso i mass media. Vuol essere non solo una memoria del passato, ma anche una fotografia del presente e una finestra aperta sul futuro, con una fitta rete di attività di promozione culturale, sportiva e scientifica, tra cui spiccano una scuola di mountain-bike, un Centro studi di medicina sportiva e uno di design e tecnologia.

Negli anni scorsi la vita del Museo è stata animata da incontri con campioni e protagonisti del mondo della bicicletta (il ciclo “Storie di ciclismo”), conferenze, visite guidate per le scuole, proiezioni di filmati storici e delle dirette televisive di numerose corse, rassegne fotografiche e artistiche. In questo periodo è in corso una mostra dedicata al ricordo di Franco Ballerini.

 
museo del ghisallo
 
 
 

NONSOLOTURISMO

NonSoloTurismo si è costituita il 18 dicembre 2007 per iniziativa di 19 soci fondatori. L’associazione ha sede a Canzo, con l’ufficio operativo in piazza Garibaldi; è apolitica, non ha scopi di lucro e le sue finalità sono rivolte alla valorizzazione turistica del territorio.

Tra le attività di NonSoloTurismo rientrano la promozione di manifestazioni folkloristiche, culturali, ricreative, musicali e sportive; l’organizzazione di mercatini mensili di antiquariato e modernariato; la creazione di uno “Spazio Giovani”; la predisposizione di itinerari per escursioni culturali e naturalistiche a piedi e in bicicletta; l’apertura di un Ufficio Turistico per promuovere e informare sulle iniziative culturali, sportive, ricreative e del tempo libero del territorio, con l’obiettivo di renderlo un “polo turistico” che interessi globalmente anche i paesi limitrofi.

Il sito web www.nonsoloturismo.net, in continuo aggiornamento, favorisce la diffusione degli eventi in programma, oltre a proporre le cartine per i percorsi turistici.

Tra gli ultimi eventi organizzati, il Carnevale 2010, il maxi-raduno di Alfa Romeo per festeggiare il centenario della casa automobilistica e la serata musicale in omaggio a Fabrizio De André.