Premio “Vincenzo Torriani” 2008
       
 
PRESENTAZIONE
VINCENZO TORRIANI
ADRIANA BARTALI
FRANCO BALLERINI
GIAN PAOLO ORMEZZANO
VILLA RIZZOLI DI CANZO
 
 
 
 
 
11° PREMIO INTERNAZIONALE
VINCENZO TORRIANI 2008
 
Adriana Bartali, Franco Ballerini e Gian Paolo Ormezzano sono i vincitori del Premio internazionale “Vincenzo Torriani” 2008. Alla consorte di Gino Bartali, all’ex campione oggi direttore tecnico delle squadre nazionali di ciclismo e al giornalista e scrittore che ha raccontato la bicicletta con competenza e arguzia è stato assegnato il riconoscimento intitolato al grande patròn, giunto all’undicesima edizione e destinato “a chi ama il ciclismo e lo fa vivere”.
La cerimonia di consegna avrà luogo venerdì 17 ottobre presso Villa Rizzoli a Canzo (Como), a partire dalle 11 (ingresso a inviti). Sarà condotta da Auro Bulbarelli, “voce” del Giro d’Italia per la Rai. Ai tre premiati sarà consegnato il trofeo opera dello scultore Domenico Greco, composto da un basamento sormontato da una figura stilizzata in bronzo, che rappresenta un ciclista nel momento del massimo sforzo in salita.
Oltre a onorare il ricordo dell’indimenticabile “Ginettaccio”, il premio alla signora Adriana Bartali rappresenta un omaggio a chi ha saputo interpretare con stile e discrezione il difficile ruolo di compagna di vita di un campione sportivo, costretto dalla sua professione a “sottrarre” anni preziosi alla famiglia.
Al termine di una carriera caratterizzata da significativi successi - i più prestigiosi sono i due trionfi alla Parigi-Roubaix (1995 e 1998) -, Franco Ballerini ha raccolto l’impegnativa eredità del Ct Alfredo Martini guidando dall’ammiraglia la Nazionale azzurra di ciclismo a grandi traguardi: i titoli mondiali di Mario Cipollini (Zolder 2002) e Paolo Bettini (Salisburgo 2006 e Stoccarda 2007) e il titolo olimpico dello stesso Bettini (Atene 2004). Tra i piazzamenti ricordiamo la medaglia d’argento colta poche settimane fa da Davide Rebellin nella prova su strada dell’Olimpiade di Pechino.
Giornalista e scrittore, Gian Paolo Ormezzano è stato direttore di Tuttosport, editorialista de La Stampa e commentatore per molte testate e trasmissioni televisive. Ha scritto di tutti gli sport, ma per il ciclismo ha seguito decine e decine di Giri d’Italia, Tour de France, Mondiali e Olimpiadi. Ha scritto una Storia del ciclismo nella quale il rigore documentario si sposa a uno stile vivace e coinvolgente.
Il Premio internazionale “Vincenzo Torriani” è nato nel 1998 su iniziativa della Associazione “Emilio De Martino” presieduta dal compianto Aldo De Martino, per ricordare il grande organizzatore del Giro d’Italia e di numerose altre corse. In questi anni il Premio ha celebrato l’opera di personaggi impegnati nella tutela e nella promozione dei valori del ciclismo: ex campioni, imprenditori, organizzatori, dirigenti, giornalisti.
Nell’albo d’oro la signora Bartali, Ballerini e Ormezzano succedono a Sergio Zavoli e Rino Negri (1998), Carmine Castellano e Pietro Garinei (1999), Fiorenzo Magni e Alfredo Martini (2000), Vittorio Adorni ed Eddy Merckx (2001), Candido Cannavò (2002), Ercole Baldini, Ernesto Colnago e Ferruccio Dardanello (2003), Felice Gimondi, Paolo Sorbini e Fred Mengoni (2004), Francesco Moser, Giorgio Albani e Costantino Ruggiero (2005), Giuseppe Saronni, Renato Di Rocco e Pietro Ferrero (2006), Miguel Indurain, Valentino Campagnolo e Sergio Neri (2007).
Durante la cerimonia, l’associazione promotrice - oggi rinominata “Aldo ed Emilio De Martino” - consegnerà anche un premio a un giovane giornalista particolarmente distintosi nella professione.
 
PROFILO DI
VINCENZO TORRIANI
Foto Fabrizio Delmati
 
Bruno Raschi, indimenticabile cantore della bicicletta, di lui scrisse che «deve probabilmente discendere da una fierissima stirpe di esploratori». E Candido Cannavò, per vent’anni al timone della Gazzetta dello Sport, ne ha fatto questo ritratto: «Un comandante assoluto... Nel suo cervello si realizzava, chilometro per chilometro, la sintesi mobile di quella straordinaria avventura della strada. Gli episodi avvenuti si mescolavano con il loro successivo sviluppo, con tutto ciò che poteva esserci dopo la prossima curva o sotto le sbarre di un inquietante passaggio a livello. Il pericolo era un nemico da accarezzare e poi da cogliere in anticipo...».
Nato il 17 settembre 1918 a Novate Milanese, Vincenzo Torriani cominciò ad aiutare il padre nel suo oleificio. Internato in Svizzera durante il secondo conflitto mondiale, dopo la guerra entrò nell’orbita del Giro d’Italia, affiancando nel 1946 il vecchio Armando Cougnet, crescendo in fretta alla sua scuola e subentrandogli definitivamente nel 1948. Dedicò al ciclismo quasi mezzo secolo della sua vita. La Gazzetta dello Sport gli affidò la direzione organizzativa delle corse e in quella veste Torriani legò il suo nome alla rinascita del quotidiano e alla valorizzazione delle principali competizioni del calendario nazionale: Giro d’Italia, Milano-Sanremo, Giro di Lombardia...
Tratto distintivo della sua opera era l’attenzione costante ad affiancare all’aspetto agonistico e sportivo quello sociale, turistico e culturale. Innumerevoli le sue innovazioni, come l’inserimento del Poggio nella Milano-Sanremo, del Muro di Sormano nel Giro di Lombardia (entrambi risalgono al 1960) e di tante ascese storiche nel Giro d’Italia: lo Stelvio (1953), il Gavia (1960), l’Etna, il Block Haus e le Tre Cime di Lavaredo (1967), le Torri del Vajolet (1976). Grazie alla fantasia di Torriani la corsa rosa “invase” spazi impensati: i Cortili pontifici in Vaticano (1974), Piazza dei Miracoli a Pisa (1977), Piazza San Marco a Venezia (1978), l’Arena di Verona (1981), Piazza del Campo a Siena (1986).
Nel 1961 il Giro festeggiò il Centenario dell’Unità d’Italia partendo da Torino, imbarcandosi da Genova per la Sardegna e successivamente per la Sicilia dove, da Marsala, ripartì verso nord. Nel 1973 diventò “europeo”, toccando nel suo tracciato il Belgio, la Germania, l’Olanda, il Lussemburgo, la Francia e la Svizzera. Nel 1983 la corsa venne brevemente “neutralizzata” per consentire alla carovana di visitare la Comunità di San Patrignano. Tra le altre “invenzioni” di Torriani, l’inserimento del prologo a precedere la prima tappa del Giro (1971, inizialmente non valido per la classifica generale) e l’organizzazione della Gran Fondo Milano-Roma (600 km), al termine del Giro del 1979.
A undici anni dalla scomparsa (24 aprile 1996), il ricordo di Torriani è ancora vivo in carovana. Gino Palumbo, storico direttore della “rosea”, probabilmente lo presagiva quando scrisse che «solo due persone in qualsiasi strada d’Italia vengono acclamate se si espongono dal tetto di una macchina: il Papa e Torriani».
ADRIANA
BARTALI
 
Se dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, Adriana Bani in Bartali è certo uno dei casi più esemplari. Conobbe Gino quando aveva sedici anni e lavorava come commessa in un negozio del centro di Firenze. Si incontravano in una pasticceria lì vicino. Un anno dopo si fidanzarono e il 14 novembre 1940 furono uniti in matrimonio dal cardinale Elia Dalla Costa, arcivescovo di Firenze. L’anno seguente nacque Andrea, il primogenito di tre figli.
La signora Adriana ha accompagnato tutta la carriera del marito, anche se non assisteva mai alle corse. Preferiva seguirle alla radio insieme ai figli, sperando che Gino vincesse, ma soprattutto che tornasse sano e salvo. Quando usciva di casa, gli raccomandava: «Corri, ma vai piano...».
Gli è stata vicina nei giorni drammatici e pericolosi della guerra, quando “Ginettaccio” andava in bicicletta da Firenze ad Assisi per trasportare passaporti falsificati e documenti riservati, utili a favorire l’espatrio di ebrei e antifascisti. E gli è rimasta accanto dopo la fine della carriera, mentre Bartali alternava la vita in famiglia alla frequentazione del mondo del ciclismo, sino alla scomparsa avvenuta il 5 maggio 2000.
Oltre a onorare il ricordo dell’indimenticabile “Ginettaccio”, il premio alla signora Bartali rappresenta un omaggio a chi ha saputo interpretare con stile, discrezione e dolcezza il difficile ruolo di compagna di vita di un campione.
FRANCO
BALLERINI
 
Nato a Firenze l’11 dicembre 1964, Franco Ballerini ha gareggiato tra i professionisti dal 1986 al 2001. La “sua” corsa è sempre stata la Parigi-Roubaix, la classica del pavé alla quale ha partecipato per la prima volta nel 1989. L’ha vinta due volte, nel 1995 e nel 1998, dopo che nel 1993 era stato beffato in volata dal francese Duclos-Lassalle: oltre alle due affermazioni, ha collezionato un secondo, un terzo, un quinto e un sesto posto. La grande passione per la classica del Nord è valsa a Ballerini la cittadinanza onoraria dalla città. Nel 2001 - alla sua 13a e ultima partecipazione, nonché all’ultima gara assoluta della carriera - i tifosi francesi accolsero il suo ingresso nel Velodromo di Roubaix con una vera e propria ovazione. Tra le altre sue affermazioni, la Tre Valli Varesine nel 1987, il Giro del Piemonte, il Giro della Campania e la Parigi-Bruxelles nel 1990, il Giro di Romagna e una tappa al Giro d’Italia nel 1991 (a causa di problemi di allergia è sempre stato costretto a “saltare” la parte centrale della stagione e non ha mai potuto impegnarsi a fondo nelle grandi corse a tappe).
Dal 2001 guida come Commissario tecnico la Nazionale italiana di ciclismo, che ha portato alla vittoria del titolo mondiale a Zolder con Mario Cipollini (2002), del titolo olimpico ad Atene con Paolo Bettini (2004), del titolo mondiale a Salisburgo (2006) e a Stoccarda (2007) sempre con Paolo Bettini. Tra i numerosi piazzamenti, la medaglia d’argento colta poche settimane fa da Davide Rebellin nella prova su strada dell’Olimpiade di Pechino.
È testimonial solidale per Sos - Villaggi dei Bambini.
GIAN PAOLO
ORMEZZANO
 
Gian Paolo Ormezzano è nato a Torino nel 1935 e ha conseguito il diploma al Liceo classico Cavour. Grande appassionato di sport, ha scritto di tutte le discipline e ne ha praticate alcune personalmente (nuoto e atletica).
È giornalista sportivo dall’età di 18 anni, quando ha iniziato la sua carriera come giovane di studio presso la redazione di Tuttosport, di cui poi è stato redattore, caposervizio del ciclismo e infine direttore. Dalla fine del 1979 è stato inviato speciale e poi editorialista de La Stampa (di cui è tuttora collaboratore fisso), con un breve ritorno a Tuttosport nel 1997-98. Tra le sue collaborazioni, quelle con Famiglia Cristiana (dal 1969) e Il Giornalino.
Ha seguito 22 Olimpiadi - tra estive e invernali, a partire da quelle di Squaw Valley del 1960 -, cinque campionati mondiali di calcio, 29 edizioni del Giro d’Italia e 11 del Tour de France, raccontando la bicicletta con competenza e arguzia.
Autore di numerosi libri, ha dedicato tre ampie Storie al ciclismo, all’atletica e al calcio, nelle quali il rigore documentario si è sposato a uno stile vivace e coinvolgente. Tra saggi sportivi e antologie di eventi e personaggi, ricordiamo tra i più recenti I miti dello sport e Il vangelo del vero antijuventino.
VILLA RIZZOLI DI CANZO
 
Costruita agli inizi del Novecento su progetto dell’architetto Fenoglio in una singolare collocazione ambientale, la struttura architettonica a balconate e terrazze multiple è caratterizzata da un fantasioso stile medioevale, sottolineato dal ricorso quasi integrale alla pietra a vista. Primo proprietario fu Magno Magni, capostipite dell’industria chimica italiana e successivamente esponente politico di primo piano. Alla sua morte, alla fine degli anni Trenta, la Villa passò all’editore Angelo Rizzoli.
L’interno colpisce per la ricercata eleganza. Tra ampi saloni e caratteristici scaloni si distingue la sala da pranzo, dove sono conservati alcuni imponenti dipinti murali di Achille Beltrame, illustratore della Domenica del Corriere (suo anche l’affresco degli angeli che sovrasta la hall). La biblioteca custodisce invece l’Humana Gens, ciclo di affreschi del pittore Silvio Bicchi, allievo di Giovanni Fattori e illustratore della Divina Commedia per Alinari. Graziosa la limonaia, dalle cui vetrate lo sguardo spazia sull’ampio giardino.
Dopo un lungo periodo di abbandono e di incuria, tutti questi spazi sono stati sapientemente ristrutturati tra il 1994 e il 1998 dalla holding attuale proprietaria. Per quanto possibile, gli ambienti, gli arredi e le decorazioni sono stati riportati al loro aspetto originale con stile e competenza, come si deduce dal garbo e dalla passione con cui l’amministratore Angelo Colombo illustra i lavori effettuati: «Negli ultimi anni - spiega - stiamo fortunatamente assistendo al diffondersi di una rinnovata sensibilità circa il recupero di queste dimore e alla valorizzazione della loro importanza storica e culturale».
Eguale perizia e attenzione è stata riservata al parco, per liberarlo dalla vegetazione cresciuta in modo spontaneo e incontrollato e per reinsediarvi essenze arboree e piante originali. Attraversato da numerosi sentieri e viottoli, illuminato da suggestivi giochi di luce e “vegliato” da caratteristiche statue in pietra, racchiude al suo interno una chiesetta, la Fontana delle Vittorie e un piccolo anfiteatro.
Tutto, insomma, concorre a fare di Villa Rizzoli - che è possibile affittare per ricevimenti, mostre, meetings, ecc - la degna cornice di eventi davvero “speciali”.
Info: Villa Rizzoli, via Verza 23, Canzo - tel. 335.6867666 / 335.245515 -
www.villaexmagnirizzoli.it - info@villaexmagnirizzoli.it
 
Villa Rizzoli - Canzo