PRESENTAZIONE
IL MURO DI SORMANO
STORIA MURO DI SORMANO
CICLO TEAM CANZO
CICLISTICA ERBESE
 
 
 
 
 
 
 
SABATO 1 OTTOBRE LA V “CARICA DEI 101”
   

Già attive le iscrizioni alla cronoscalata del Muro di Sormano,
quest’anno anche in “combinata” con la Ghisallo - Monte San Primo

Una sfida contro il tempo e contro una delle salite più dure di tutto il ciclismo, che si fa di anno in anno sempre più avvincente. Sabato 1 ottobre, nell’ambito della VII edizione di “Dal Ghisallo al Muro”, è in programma la V edizione de La Carica dei 101, cronoscalata del Muro di Sormano. Le iscrizioni (10 euro) sono già attive all’indirizzo info@cicloteamcanzo.it, oppure al numero di fax 1782264359.

La competizione sulla mitica erta - teatro delle imprese di Imerio Massignan e Vito Taccone nei Giri di Lombardia degli anni Sessanta - è aperta a tutti (uomini e donne), con un numero chiuso di 101 partecipanti. Si può gareggiare con bici da corsa o mountain-bike: unico giudice è il cronometro, obbligatorio il casco. Tutti i partecipanti saranno tenuti a dichiarare in coscienza di non fare uso di sostanze dopanti.

Dalle 14.30 alle 15.30 ritrovo di partenza e operazioni preliminari presso il Municipio di Sormano. Valutate le condizioni atmosferiche, la decisione di dare regolare svolgimento alla prova sarà presa a esclusiva discrezione degli organizzatori. Il primo corridore prenderà il via alle 16.30. Gli altri si susseguiranno ogni 30 secondi. L’arrivo, alla Colma di Sormano, sarà posizionato un centinaio di metri più in alto rispetto alle edizioni precedenti.

La gara avrà il supporto tecnico-organizzativo del Ciclo Team Canzo e della Ciclistica Erbese e la collaborazione dell’Associazione Cronometristi Como, che si occuperà dei rilievi cronometrici. Potrà contare sulla partnership di Radio R101 e di Bike Show Tv.

Numerosi i premi in palio, a partire da quello riservato al vincitore, un’esclusiva Bici Colnago. Al secondo classificato spetterà un week-end per due persone a Forte dei Marmi, al terzo un fine settimana in Alto Adige.
Regolamento e ulteriori informazioni sul sito www.cicloteamcanzo.it

La Carica dei 101 2011 ha un ulteriore motivo di interesse. La graduatoria finale iscriverà nell’albo d’oro il nome di un altro trionfatore dopo quelli di Nicola Golinelli (primo l’anno scorso), Matteo Cappè (2009), Simone Diviggiano (2008) e Stefano Fatone (2007). Ma concorrerà anche a formare una speciale “combinata” con la Ghisallo - Monte San Primo (II Campionato Lombardo Cronoscalata Amatori F.C.I.), organizzata dal Cral Milano Sezione Ciclismo, in programma sabato 17 settembre (info: www.cralciclismomilano.it): le due gare potranno essere effettuate con un’iscrizione cumulativa a 15 euro e verrà stilata una speciale classifica in base ai punti accumulati in entrambe le prove, con premiazione al termine de La Carica dei 101.

La Carica dei 101 ha il patrocinio del Comune di Sormano, della Comunità Montana del Triangolo Lariano e della Provincia di Como (Assessorato Marketing Territoriale) ed è sponsorizzata da Fnm Group e Diavolina.

 
 
Carica dei 101, 2010
 

ALBO D’ORO

2010

1° Nicola Golinelli, 8’16”

2° Mauro Galbignani (ASD G.S. Aurora Zaina), 8’40”

3° Niki Giussani (Team Carimate Kuota), 8’41”

2009

1° Matteo Cappé (Cicli Maggi), 7’38”

2° Andrea Beconcini (Cicli Maggi), 7’40”

3° Simone Orsucci (Cicli Maggi), 8’38”


2008

1° Simone Diviggiano (Ideal Bikes Romania), 8’37”

2° Davide Orrico (Canturino 1902), 8’49”

3° Stefano Fatone (G.S. Aurora 1988), 8’50”


2007

1° Stefano Fatone (G.S. Aurora 1988), 8’33”

2° Umberto Corti (Team Cbe), 8’47”

3° Davide Zaghirati (Albertoni-Far), 9’13”

 

 
Il podio con i primi tre classificati della "Carica dei 101" 2010
 
IL MURO DI SORMANO
 
Una mulattiera, relativamente corta (circa 1800 metri), ma terribilmente ripida, che dagli 827 metri di Sormano sale fino ai 1124 metri della località La Colma: la pendenza media è del 14%, ma in alcuni punti si arriva anche al 27%. È il Muro di Sormano, una salita che Vincenzo Torriani inserì nel percorso del Giro di Lombardia dal 1960 al 1962 per favorire la selezione durante la corsa.

Quanto accadde in quegli anni - corridori deformati dallo sforzo, costretti a posture innaturali per mantenere l’equilibrio, spinti dai tifosi, oppure condannati a mettere piede a terra e a proseguire al passo - ha consegnato il Muro di Sormano alla leggenda del ciclismo, quale sinonimo dell’erta più dura che un uomo in bicicletta si trovi ad affrontare.

Teatro delle imprese di Imerio Massignan e Vito Taccone in quei Giri di Lombardia, tra il 2005 e il 2006 il Muro di Sormano è stato oggetto di importanti lavori di restauro condotti dal Comune di Sormano e dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e resi possibili da un finanziamento di 150 mila euro della Regione Lombardia. Il progetto ha curato il rifacimento del manto stradale per rendere percorribile il Muro, oltre che a piedi e con mountain-bike, anche con biciclette da corsa e da passeggio.

È stata inoltre apposta una segnaletica orizzontale che informa il cicloturista sulla lunghezza complessiva, sull’altimetria, sulla pendenza, sui tempi di percorrenza e sulla quota raggiunta progressivamente, con indicazioni sulla vegetazione ai margini della strada e sulle vette che caratterizzano il panorama circostante. A trasformare il Muro in un vero e proprio “album storico” a cielo aperto, infine, provvedono - scritti a vernice sull’asfalto - stralci di dichiarazioni che i campioni degli anni Cinquanta e Sessanta resero ai giornali dell’epoca a proposito di questa salita.

Il Muro è stato reinaugurato il 13 ottobre 2006, durante la seconda edizione di “Dal Ghisallo al Muro”, con una suggestiva ciclo-fiaccolata notturna effettuata da 20 atleti del Ciclo Team Canzo e organizzata dal Comune di Sormano.

 
 
Il Muro di Sormano negli anni Sessanta (Archivio Gazzetta dello Sport)
 

LA STORIA DEL MURO DI SORMANO

All’inizio degli anni Sessanta il Colle del Ghisallo non era più decisivo per le sorti del Giro di Lombardia. Serviva un nuovo ostacolo naturale per rendere più arduo il percorso. Vincenzo Torriani conosceva bene l’alta Vallassina, e conosceva pure il Muro di Sormano e le sue rampe severe e anguste. Pensò quindi di inserirlo dopo il Ghisallo, trovando appoggio nell’ingegner Angelo Testori, sindaco di Sormano, e nella Provincia di Como. Dopo i necessari sopralluoghi si procedette all’asfaltatura e alla protezione dei tratti più esposti.

Poi cominciarono i test dei corridori. Il primo fu Imerio Massignan, che dopo il collaudo assicurò che durante la corsa, in sella, non sarebbero arrivati in cima più di 15 corridori. E gli altri? Nencini era guardingo: «Speriamo bene...». Defilippis inquieto: «Mai vista una salita del genere». Anquetil allarmato: «È invalicabile». Baldini catastrofico: «Scenderemo tutti di bici». L’organizzazione garantì che le automobili del seguito non sarebbero salite sul Muro (il cambio-ruote sarebbe stato affidato a motocarrozzine), predispose un cordone di rete per evitare che la gente invadesse la strada e previde un servizio di volontari incaricati di aiutare a ripartire i corridori scesi di bici.

E finalmente arrivò il 16 ottobre, giorno della corsa: 19 squadre, 178 corridori al via. Il plotone iniziò a ritmo sostenuto. Sul Ghisallo Conterno precedette Venturelli. All’inizio del Muro una folla straripante accolse i corridori e l’atteso attacco di Massignan. Lo scalatore veneto fece rapidamente il vuoto e transitò in vetta con trenta metri di vantaggio sul belga Emile Daems: poi Stolker, Pizzoglio, Bugnami, Mastrotto; Anquetil settimo a un minuto, Ronchini a un minuto e mezzo, Venturelli a due. Il resto era una sequenza di istantanee tra il grottesco, il patetico e il drammatico: Conterno urlava per i crampi; il campione del mondo Van Looy scendeva di sella e si portava una mano al petto; Poulidor procedeva a piedi; Coletto veniva sfiorato da una pietra staccatasi dal costone; Poblet si appoggiava a un carabiniere; Simpson aveva un berretto con la scritta «Spengere» (che stava per «Spingere»). Nella lunga picchiata verso Milano in testa si formò un drappello di otto corridori. Al Vigorelli Daems anticipò di un soffio Ronchini. Poi si seppe che Fiorenzo Magni, direttore sportivo del belga, l’aveva convinto a montare una moltiplica da 40 denti per affrontare il Muro. Unanime il riconoscimento a Massignan quale “eroe” della giornata. E il Muro? «L’ardito esperimento» poteva dirsi riuscito. Molti corridori avevano messo piede a terra e spinte ce n’erano state tante, anche se concentrate a favore degli ultimi, staccati di dieci minuti e costretti a lacrime e imprecazioni; ma la selezione c’era stata senza che il Muro si trasformasse nel temuto mattatoio. Dunque, si poteva ripetere.

L’anno successivo furono ampliate le curve più strette e riasfaltata la discesa dal Pian Tivano verso Nesso, eliminando così pericolose cunette di scolo. Sul Muro si scatenò l’epico duello tra Massignan e Vito Taccone. Il veneto contava di arrivare da solo, anche perché il traguardo era stato spostato a Como ed era quindi più vicino, ma l’abruzzese riuscì a tenergli testa nella discesa verso il capoluogo lariano. I due battistrada si sfidarono in un testa-a-testa che vide prevalere Taccone, pur menomato da fortissimi crampi.

Dopo il terzo passaggio nel 1963 (vittoria dell’olandese Johan De Roo), il Giro di Lombardia salutò definitivamente il Muro di Sormano: la selezione che provocava non era pari ai disagi provocati dal transito.

Sino agli anni Settanta il Muro rimase l’unica via carrozzabile per raggiungere La Colma da Sormano (l’alternativa era dal versante opposto, da Nesso e Zelbio). La strada completata nel 1976 tolse al Muro questa “esclusiva”, ma non il suo fascino. Il nuovo percorso, anzi, ne accrebbe in un certo senso il mito, dato che impiegava quattro chilometri e mezzo per giungere alla quota che la vecchia mulattiera raggiungeva in meno di due.

 
 

Imerio Massignan sul Muro di Sormano (Foto Paredi)

 

CICLO TEAM CANZO

Nella primavera del 1990 alcuni appassionati di ciclismo accomunati dall’interesse per la mountain-bike, appena arrivata dagli Usa e adattissima alle escursioni e alle passeggiate sulle mulattiere e sui sentieri della Vallassina, diedero vita al Ciclo Team Canzo (www.cicloteamcanzo.it), che nel 1991 si è affiliato alla Federazione, iniziando così l’attività agonistica e ottenendo subito lusinghieri risultati.
Sono numerose le vittorie e i piazzamenti ottenuti nelle diverse categorie a livello regionale e provinciale, su strada o in Mtb, nelle gare Fci e in quelle Udace: quattro campionati provinciali con Luciano Bellomo (1996-1998-1999-2003) e due con Riccardo Trezzi (1998-1999), un campionato regionale up-hill con Danilo Genovina, un campionato provinciale cross country con Edoardo Molteni (2001); nel palmarès di Santino Pedetti due campionati regionali e uno provinciale up-hill e un campionato provinciale cross country; quest’ultimo titolo è stato conquistato due volte da Marco Bramani, che nel 2006 si è aggiudicato il Circuito delle Tre Province Mastersport 2 e il Master S. Pietro Cadetti; nel 2007 ancora Pedetti vince il campionato provinciale Granfondo e il Master S. Pietro Supergentleman. Nel 2008, con un grande inizio d’anno, sempre Santino Pedetti consegue su 17 gare disputate ben dieci vittorie, quattro secondi posti e un terzo posto, conquistando il titolo di campione provinciale XC e campione regionale e provinciale Marathon. Il 2009 è stato l’anno dedicato alla preparazione per la Gran Fondo delle Dolomiti, mitica gara su strada alla sua 23a edizione, dove ben 8 atleti del team sono stati sorteggiati e annoverati tra i partecipanti. Il 2010 e 2011 sono invece stati dedicati alle Gran Fondo di Mtb, specialità che unisce competizione, passione, divertimento e riscoperta delle bellezze del territorio.
Per quanto riguarda l’attività di formazione e diffusione della disciplina Mtb, nel 1997 Fabrizio Valsecchi ha conseguito il brevetto di istruttore di 1° livello e da allora collabora attivamente alla formazione dei giovani atleti della società.
Il Ciclo Team Canzo si è distinto anche nell’organizzazione di vari campionati provinciali e regionali up-hill sulla salita del Terz’Alpe e in quella di gare cross country: dal 2003 il fiore all’occhiello è la preparazione della CanzoBike, ormai attestatasi fra le gare lombarde di questa specialità con il maggior numero di iscritti, nel 2009 gemellata con il Circuito Gran Prix Valli Varesine e nel 2010 prova di Campionato regionale. Nel 2006 la società ha partecipato attivamente alla re-inaugurazione del Muro di Sormano restaurato, con l’organizzazione di una suggestiva ciclo-fiaccolata notturna e proseguendo fino a oggi nella collaborazione attiva all’organizzazione della Carica dei 101. Nei programmi futuri ci potrebbe essere la candidatura per l’organizzazione di una gara di Mtb a livello nazionale, specialità cross country, da disputarsi sull’ormai collaudato percorso della CanzoBike.

 
ciclo team canzo
 
Ciclo Team Canzo

LA CICLISTICA ERBESE

Le origini della Ciclistica Erbese sono ultrasecolari, dato che si ricollegano al Velo Club Incino nato nel 1902-1903, epoca in cui le biciclette erano chiamate ancora “velocipedi”. Quando si affilia alla Federazione (1924, per anzianità è la seconda associazione ciclistica della provincia di Como), la denominazione è Unione Sportiva Erbese e la maglia è verde (ma nel ventennio fascista diventerà nera). Al 1944 risale l’organizzazione delle prime corse (in ambito regionale vanta il primato delle organizzazioni): la Coppa Erba e la Coppa 5 Laghi per Allievi. Proprio vincendo la prima edizione della Coppa Erba si mette in luce fra gli allievi Ampelio Rossi che - dopo essere stato convocato per le Olimpiadi di Helsinki nel 1952 e avervi dovuto rinunciare per un infortunio - approda tra i professionisti. Categoria che accoglie altri tre corridori provenienti dal sodalizio erbese: Riccardo Proserpio (ottimamente piazzato alla Milano-Sanremo fra gli “indipendenti”), Gianantonio Riccò e Silvano Tessari.
L’epoca d’oro è quella degli anni Sessanta, quando alla Coppa Arnaboldi per dilettanti organizzata dalla Ciclistica Erbese prendono il via futuri campioni come Gimondi, Dancelli e Motta. L’impulso dato dal presidente Luigi Porro porta al potenziamento del settore agonistico (con le squadre Allievi e Giovanissimi; tra i tesserati figura anche Sergio Casartelli, padre di Fabio, futuro olimpionico, perito durante il Tour de France del 1995) e all’ampliamento dell’impegno organizzativo. In questo ambito particolare si segnala l’indispensabile apporto tecnico di Adriano Colombo, infaticabile e competente direttore di corsa, senza il quale l’intera attività della Ciclistica Erbese avrebbe perso significato e motivazioni.
Negli anni Settanta e Ottanta l’attività prosegue con ottimi risultati su entrambi i fronti, ma la difficoltà di reperire fondi e di tesserare nuovi atleti porta, negli anni Novanta, al declino delle squadre agonistiche giovanili. Nasce e si consolida, per contro, il Gruppo Amatori. Sotto la guida dell’attuale presidente Gabriele Cerutti, la Ciclistica Erbese continua la sua opera di organizzazione delle corse, ma nel frattempo accresce l’attenzione per il cicloturismo e la mountain-bike. In questi ultimi anni il gruppo ha dato vita a numerosi raids: dall’ascesa al Mont Ventoux alla Milano-Sanremo, dai tours Erba-Fellbach / Erba-Tournon Thain (2006 / 2007) sino ai ciclopellegrinaggi al Santuario mariano di Loreto (2008) e alla Città del Vaticano (2009), concluso con la partecipazione all’Udienza papale, in occasione della quale il presidente Cerutti ha fatto omaggio a Benedetto XVI di una speciale bici da passeggio. Quest’anno, per la ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si è nuovamente raggiunta Roma (Porta Pia - Colle del Quirinale), toccando località (come Genova Quarto) teatro di alcune tra le più significative vicende legate al cammino di unificazione nazionale.
Per il 2011 la società annovera 64 iscritti, 35 dei quali tesserati presso la Federazione Italiana Ciclismo e impegnati nelle varie Gran Fondo. I soci Alberto Tavecchio e Fabrizio Marzola, dopo aver superato tre Randonnée di abilitazione (rispettivamente 200, 400 e 600 km), hanno potuto partecipare alla Parigi-Brest-Parigi (1200 km), senza alcun dubbio la più prestigiosa e dura manifestazione di questo tipo in Europa. Nella classifica della Coppa Lombardia Mariagrazia Molteni è attualmente al primo posto della sua categoria.

 
 
Ciclistica Erbese